La nuova classificazione sismica del territorio regionale
In base ad una risoluzione approvata nel 1997 dalla Commissione Nazionale di Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi, è stato dato mandato al Servizio Sismico Nazionale di costituire un Gruppo di Lavoro per la formulazione di una proposta di riclassificazione sismica del territorio italiano.
Questa elaborazione ha utilizzato gli elementi di conoscenza in materia ottenuti dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, dall'Istituto Nazionale di Geofisica e dal Servizio Sismico Nazionale. In tale proposta vengono riassegnate le tre categorie sismiche alla scala dei territori comunali.
Nel D.Lgs. 112/1998 vengono mantenute allo Stato le funzioni relative "…ai criteri generali per l'individuazione delle zone sismiche e alle norme tecniche per le costruzioni nelle medesime zone…"; vengono conferite alle Regioni e agli enti locali "…l'individuazione delle zone sismiche, la formazione e l'aggiornamento degli elenchi delle medesime zone…" .
Con ordinanza n. 3274/2003 della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati poi approvati i nuovi criteri per l'individuazione delle zone sismiche, la formazione e aggiornamento degli elenchi nelle medesime zone, nonché le connesse "Norme tecniche per il progetto, la valutazione e l'adeguamento sismico degli edifici", "Norme tecniche per il progetto sismico dei ponti", "Norme tecniche per il progetto sismico delle opere di fondazione e sostegno dei terreni"…".
In particolare nell'ordinanza viene stabilito che in prima applicazione, sino alle deliberazioni delle Regioni, le zone sismiche sono individuate sulla base del documento "Proposta di riclassificazione sismica del territorio nazionale".
I comuni indicati nella proposta di classificazione come appartenenti rispettivamente alla I, II, e III categoria devono essere intesi come rispettivamente appartenenti alle zone 1, 2, e 3.
Laddove il documento citato preveda per un comune già classificato il passaggio da una categoria a rischio più elevato ad una a rischio meno elevato, verrà mantenuta la categoria, e conseguentemente la zona, con rischio più elevato.
Pertanto, in base alle disposizioni dell'Ordinanza della P.C.M. n. 3274/2003 il 18 Giugno 2003 la Giunta Regionale ha recepito le indicazioni della stessa, approvando la classificazione sismica dell’Umbria e le modalità applicative connesse.
Alla luce della nuova classificazione sismica del territorio regionale e dei criteri ad essa correlati è stata modificata la distribuzione areale degli studi di microzonazione di livello 1 e 2, rappresentata dalla carta n. 50 del P.U.T., come indicato nella figura che segue.
Classificazione sismica ante O.P.C.M n° 3274/03
La classificazione sismica per l'Umbria prima dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n° 3274/03 prevedeva 69 comuni in 2° categoria e 23 non classificati.
La distribuzione areale è mostrata nelle figure seguenti.

A lato è mostrata inoltre la precedente classificazione del territorio regionale in classi di pericolosità per studi di microzonazione sismica (Piano Urbanistico Territoriale, L.R. 27/2000) Venivano definiti due livelli di approfondimento: livello 1 (in giallo), con studi più approfonditi: livello 2 (in grigio), con studi circoscritti.